Libri, film, telefilm – agosto 2017

Questo mese, lo ammetto, è stato davvero povero di film e di telefilm, tanto che li troverete solamente nel titolo. Ciò che ho visto l’ho visto di corsa, a morsi, per cui non fa testo. Ci rifaremo durante settembre. In compenso, le letture sono andate molto bene, anche grazie alla bellissima iniziativa della #squadreadathon. Per cui, saziamoci di libri, ché l’inverno sarà lungo.

I libri

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LA TRAMA

«Una #GirlBoss è padrona della sua vita. Prende quel che vuole perché lavora per ottenerlo»

Da ragazzina, Sophia Amoruso girava in autostop, rubacchiava nei grandi magazzini e rovistava nei cassonetti della spazzatura. A ventidue anni, per campare, sembrava ormai rassegnata a un mediocre lavoro impiegatizio con tutta la frustrazione e la mancanza di stimoli che questo comportava. Fu a quel punto che un giorno decise di vendere vestiti vintage su eBay. Otto anni dopo, Sophia crea la Nasty Gal, un’impresa on-line da 100 milioni di dollari, con 350 dipendenti, un autentico impero della moda. Una storia vera come quella di Steve Jobs e di Mark Zuckerberg alla quale Sophia ha dato una definitiva, forte e frizzante impronta femminile. Sophia non è mai stata un tipico imprenditore né un tipico alcunché: viene dalla strada. Ha scritto #GirlBoss per raccontare la propria ricetta per il successo: una storia molto personale che può valere per tutti.

LA MIA OPINIONE

In realtà, credo che vi siate fatti due palle di Natale grandi così a sentirmi parlare di questo libro. D’altro canto, ve ne ho già parlato diffusamente. Evito di ripetermi, anche perché odio farlo quando non ne vale la pena.

“Quando si viaggia la percezione del tempo cambia rispetto a quando si sta fermi. Esci dalla routine e percepisci sulla tua pelle la grandezza del mondo. In un giorno conosci tante persone quante ne conosceresti in un mese stando a casa, scopri sapori e odori che non avevi mai sentito, ascolti lingue tanto diverse che ti chiedi se possano venire da un altro pianeta, cammini attraverso paesaggi che fino a ieri avevi solo immaginato. Un mese diventa un anno. È come se viaggiare ti allungasse la vita”.

LA TRAMA:

Il Laos è la fonte, da qui partono due “viaggi zaino in spalla” che scorrono parallelamente alternandosi capitolo dopo capitolo in un vortice ritmato di avventure, umanità, geopolitica e rock and roll. L’autrice, dopo un sentito tradimento, parte per un’avventura epica che da Vientiane la spingerà fino alla Scandinavia, attraversando tutta l’Asia centrale da sola via terra. L’incontro con gli uiguri oppressi dal regime nello Xinjiang, i passaggi in autostop ridiscendendo la catena himalayana evitando per un soffio una guerra civile per rifugiarsi con una famiglia di nomadi chirghisi nelle loro Yurta tra le vette innevate sono tutte esperienze fotografate attraverso la penna della scrittrice che con ironia e schiettezza fa del lettore un vero e proprio compagno di viaggio. Mondonauta è un reportage di viaggio talmente surreale che trascende da quella che è la semplice letteratura di viaggio arrivando a sfiorare lo status di romanzo, È un opera di viaggio “on the road” senza filtrii che strizza palesemente l’occhio alla beat generation affrontando tematiche quali il sesso, la droga e ovviamente la strada. Il viaggio si fa terapia e il mondo tempio nel viaggio dei viaggi alla scoperta dei continenti ma soprattutto dell’animo umano. Viaggiare per dimenticare spesso porta a riempire il vuoto di memorie meravigliose che annullano il dolore e che ci riportano a galla per essere di nuovo liberi, leggeri e ritrovarci di nuovo sulla strada giusta.

LA MIA OPINIONE

Amo i racconti di viaggio, soprattutto quando sono scritti in modo sincero e senza fronzoli. Mi piacciono i racconti reali, quelli dai quali traspaiono anche le difficoltà. Questo libro è come immagino sia anche la sua autrice: schietto, diretto, quasi aggressivo (ma in senso buono). Seguo Darinka da tempo sulla sua pagina Facebook e continuerò a farlo. Mi piace lei, e mi piacciono i suoi viaggi. Che è un po’ come parlare della stessa cosa, in realtà.

“Oggi, quello che mi interessa del viaggio è quasi solo un certo, speciale trovarmi non so dove, in mezzo a un paesaggio ignoto, che scivola via ai lati del treno; o fissare nella notte le luci dei lampioni e il lastricato bagnato di qualche paesino deserto e addormentato, attraverso il quale i vagoni sfrecciano veloci; e far finta di non sapere da dove vengo, né dove sto andando”.

LA TRAMA:

Un incontro tra donne su un treno notturno diretto verso una città dell’Europa del Nord: nello scompartimento del vagone letto la narratrice incontra Anna, giovane sconosciuta che non riesce a frenare le lacrime. Ha alle spalle una storia tormentata, custodita in un diario che, nel corso della lunga notte, legge ad alta voce alla compagna di viaggio. Il racconto lascia il segno: Anna parla di sé, della lunga analisi da cui è riuscita a far riaffiorare il trauma della propria infanzia, di quando, bambina, veniva affidata ai nonni dalla madre, depressa e infelice. Profondamente segnata dalla paura di subire nuovi abbandoni, Anna ha imparato ad abbandonare per prima e a fuggire. E anche ora sta fuggendo, in quel treno che la conduce lontano da persone e da eventi che sembrano avvolti in un inestricabile groviglio. Quando durante la notte Anna sparisce anche dal treno, la sua compagna di viaggio si ritrova tra le mani la cartellina con il resto del diario, un mucchietto di ritagli di giornale che riportano un recente fatto di cronaca, e un’enigmatica pagina strappata da una rivista scientifica. Quanto tempo serve, e cosa è necessario che avvenga perché un trauma subito tanto tempo prima riesca finalmente a trasformarsi in un vero dolore? Spinta da questa domanda, la narratrice tenta di ricostruire il mosaico della vita di Anna, provata dalla sofferenza e casualmente annodata ad altre vite: a quella di Maria, una donna sprofondata nella follia, e a quella dello psichiatra che le cura entrambe.

LA MIA OPINIONE:

Commento a caldo: mah. Commento a freddo: molto rumore per nulla. Commento post ibernazione: ecco perché nessuno l’ha recensito né (probabilmente) letto. Si tratta di un libro singolare in quanto ad aria fritta, non so se mi spiego. La trama c’è, per carità di Dio, il messaggio pure. Manca semplicemente tutto il resto. E a me, da editor, si sono rizzati i peli delle braccia. E faccio la ceretta, il che è tutto dire.

“You can shine in your life if you ignite your inner light”.

LA TRAMA:

​Oprah is an amazing individual. She is one of the most beloved women in this world. People follow Oprah in all walks of their lives. She has attracted everyone though her amazing personality. She vibrates on screen as well as off screen. Her aura and energy is so miraculous. For many people across the globe, Oprah Winfrey is a source of great inspiration. Oprah touched the lives of millions of people. She taught us great life lessons, business lessons and success lessons. Though Oprah’s starting stage of life was humble, the kind of success she has achieved is humongous.

LA MIA OPINIONE:

 

Del valore di Oprah non si discute. Anche di lei vi ho già parlato, e sapete come la penso. Ciò che metto in discussione è, invece, l’operazione commerciale condotta dall’autore di questo libro. In realtà, per tutta l’estensione del testo si limita a citare Oprah e a commentare in modo molto superficiale. A questo punto, vi conviene saltare a piè pari questo volumetto insignificante e passare direttamente al VERO libro di Oprah, che è What I know for sure. Ve ne parlerò tra poco (è stato tradotto anche in italiano).

“Per secoli le tue radici sono state tagliate, avvelenate. Ti è stata instillata la paura di amare te stesso: non lo devi mai fare, e questo è il primo passo dell’amore, la prima esperienza. Un uomo che ama se stesso si rispetta; e un uomo che ama e rispetta se stesso rispetta anche gli altri”.

LA TRAMA:

“Ama te stesso,” ci ricorda Osho. Perché amare noi stessi è il primo passo per amare gli altri. Perché ci darà forze che non conoscevamo, ed è il nutrimento della nostra anima. Perché in un mondo che ci insegna il contrario, è un atto rivoluzionario. Perché l’amore non deve conoscere la parola dovere. E soprattutto perché “tutte le tradizioni del mondo, tutte le civiltà, tutte le culture, tutte le chiese ti hanno insegnato l’esatto opposto. Dicono di amare gli altri, non te stesso. E dietro al loro insegnamento esiste una specifica strategia.”

LA MIA OPINIONE:

Letto in un momento molto particolare della mia vita, mi ha risuonato dentro col frastuono di un campanaccio da mucca. Il che, suppongo, è una buona cosa.

“I started praying for the strength to end it. I’d pray and wait to feel better. And wait. And wait. Until one day I got it. While I was waiting on God, God was waiting on me”.

LA TRAMA:

As a creative force, student of the human heart and soul, and champion of living the life you want, Oprah Winfrey stands alone. Over the years, she has made history with a legendary talk show (the highest-rated program of its kind), launched her own television network, become the USA’s only African-American billionaire, and been awarded both an honorary degree by Harvard University and the Presidential Medal of Freedom. From all her experiences, she has gleaned life lessons – which, for fourteen years, she’s shared in O, The Oprah Magazine‘s widely popular ‘What I Know For Sure’ column, a monthly source of inspiration and revelation.

Now, for the first time, these thoughtful gems have been revised, updated, and collected in What I Know For Sure, packed with insight and revelation from Oprah Winfrey. Organized by theme – joy, resilience, connection, gratitude, possibility, awe, clarity, and power – these essays offer a rare, powerful and intimate glimpse into the heart and mind of one of the world’s most extraordinary women, while providing readers a guide to becoming their best selves.

Candid, moving, exhilarating, uplifting, and frequently humorous, the words Oprah shares in What I Know For Sure shimmer with the sort of truth that readers will turn to again and again.

LA MIA OPINIONE:

Amo Oprah, come ben sapete. Ho un amico che di fronte alla mia affermazione storcerebbe il naso e direbbe: puah, è tutto perbenismo occidentale americaneggiante. Molto probabile. A me sta bene così, finché c’è qualcosa da imparare. E credo che tutti noi abbiamo moltissimo da imparare da una donna così. Perbenismo o meno. American feeling o meno.

“Ehm” disse Mary Poppins con un signorile colpo di tosse. L’Uomo dei Fiammiferi e Pittore si volse di soprassalto e la vide.
“Mary!” gridò, e dal modo con cui lo gridò avrete capito che Mary Poppins era un personaggio molto importante della sua vita. Mary Poppins abbassò lo sguardo, strisciando la punta di una scarpa sul pavimento, due o tre volte. Poi sorrise alla scarpa in un modo che la scarpa capì benissimo che quel sorriso non era per lei.

LA TRAMA:

Non c’è bambino che, vedendo il famoso film di Walt Disney del 1964, non abbia desiderato conoscere Mary Poppins, salire le scale scivolando sul corrimano, come lei; aprire un ombrellino e prendere il volo; pescare dalla sua grande borsa che contiene di tutto, persino una poltroncina. Mary Poppins compare un giorno portata dal vento in Viale dei Ciliegi 17, davanti alla casa più piccola della strada, e cambierà per sempre la vita dei bambini Banks.

LA MIA OPINIONE

Di questo libro non voglio parlarvi per scelta, principalmente perché è in arrivo un post comparativo. Il mio classico libro vs film, per intenderci. Per cui, rimanete sintonizzati. Mary Poppins arriverà… col cambiar del vento.

“Lei era una strana combinazione di opposti: calda, affettuosa, persino giocosa un minuto, chiusa e introversa quello dopo. C’erano occasioni in cui trapelava qualcosa sul suo viso, un’espressione, un rapido sguardo, e lui poteva sentire le persiane che si chiudevano, il ritrarsi in un luogo intimo, interiore, nel quale Daniel non avrebbe mai potuto raggiungerla”.

LA TRAMA:

Haiti, 1985. A diciassette anni, tutto ciò che Laure St Lazâre desidera è fuggire lontano dall’atmosfera soffocante della casa di famiglia. Per fortuna c’è Améline, servetta e confidente, l’unica vera amica di Laure, anche lei desiderosa di una vita differente. Ben presto le due ragazze saranno costrette a separarsi e a lasciare Haiti. Dall’altra parte del mondo, Melanie sembra condurre una vita molto diversa. Viziatissima figlia di una celebre rockstar londinese, possiede tutto ciò che i soldi possono comprare, ma l’unica cosa che desidera profondamente è essere amata. La sua estrema fragilità la spingerà in un vortice di relazioni sbagliate e pericolose fino a quando il suo destino si intreccerà fatalmente con quello delle due ragazze haitiane.
Dal caldo asfissiante dell’estate di Haiti, alle contraddizioni profonde della società americana, fino al caos vitale dell’East End londinese, Cioccolato amaro ci trasporta in un mondo fatto di passioni sensuali e segreti inconfessabili, abitato da donne pronte a rivoluzionare la propria esistenza pur di conquistare l’amore e la felicità che meritano.

LA MIA OPINIONE:

Un libro molto profondo, intenso, piuttosto lungo (più di 600 pagine) ma non in modo stancante. Della Lokko, che leggo per la prima volta, scopro l’arte del narrare. La capacità di spostarsi da un punto all’altro del globo senza confondere il lettore e, soprattutto, senza commettere l’errore dell’appiattimento geografico e dell’invenzione di usi e costumi di posti in cui non si è mai stati. Altro che ambientazioni costruite su Google StreetView e Wikipedia. Ancora una volta vi parlo da editor, per cui meditate, scrittori. Meditiamo, anzi, ché qua stiamo tutti sulla stessa barca. Oh! A proposito di barche…

“Ogni cosa ha i suoi difetti, come disse quel tale quando gli morì la suocera e dovè pagare le spese dei funerali.”

LA TRAMA:

Il romanzo, uscito nel 1889, nacque originariamente come opera contenente notizie storico-letterarie, utili per una guida turistica, e avrebbe dovuto intitolarsi La storia del Tamigi. L’editore fece tagliare le divagazioni storico culturali, creando i presupposti per l’enorme successo del libro, snellito rispetto al racconto originale, ma pieno di gag umoristiche. L’opera vendette un milione e mezzo di copie nella sola Gran Bretagna.

LA MIA OPINIONE

Sono morta dal ridere. L’ho ascoltato in audiolibro mentre andavo in giro per casa a mettere ordine e a sistemare le ultime cose per Dublino e ho riso così tanto che mia madre per poco non ha chiamato la neuro. Sono contenta di non averlo letto da bambina, quando parte di quell’ironia non mi avrebbe raggiunta: avrei senz’altro riso molto meno.

“La vita in fondo cos’è? Solo l’attesa di qualcosa d’altro. E la morte è l’unica cosa che possiamo essere sicuri che viene.”

LA TRAMA:

In un tetro castello tra le nebbie della Transilvania il giovane avvocato inglese Jonathan Harker è ospite del misterioso conte Dracula, con cui tratta l’acquisto di alcune case a Londra. Ipnotizzato dai modi affascinanti e sottilmente minacciosi del conte, Jonathan non ne comprende la reale natura, finché un giorno si ritrova prigioniero tra quelle mura e teme di non rivedere mai più l’amata Mina, che lo attende a Londra. Nel frattempo, però, una nave senza equipaggio raggiunge le coste inglesi, trasportando una diabolica presenza…
La morte, il sangue, l’amore, nel più celebre romanzo gotico di tutti i tempi. Una delle figure più inquietanti e sensuali della letteratura mondiale.

LA MIA OPINIONE

Chi non ha mai letto Dracula alzi la mano. Beh, sì, sto alzando la mano perché anche questo romanzo mi è stato gentilmente letto in audiolibro. Lo so, non è la stessa cosa, ma io amo anche questo genere di lettura “servita” perché ha delle particolarità tutte sue. I romanzi gotici, poi, assumono una sfumatura davvero terrificante nel momento in cui vengono “recitati”. La voce di Dracula ha fatto capolino nei miei incubi per tre o quattro notti, per esempio.

“Meglio rimandare il momento in cui dirsi buonanotte, meglio prendere tempo. Bisogna farsi proteggere dalle notti che precedono un viaggio, stare dentro i loro minuti come nell’ultimo luogo sicuro”.

LA TRAMA:

Moraldo, arrivato a Torino per una sessione d’esami, scopre di avere scambiato la sua valigia con quella di uno sconosciuto. Mentre fatica sui testi di filosofia e disegna caricature, coltiva la sua ammirazione per un coetaneo di nome Piero. Alto, magro, occhiali da miope, a soli ventiquattro anni Piero ha già fondato riviste, una casa editrice, e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Sono i giorni di carnevale del 1926. Moraldo spia Piero, vorrebbe incontrarlo, imitarlo, farselo amico, ma ogni tentativo fallisce. Nel frattempo ritrova la valigia smarrita, ed è conquistato da Carlotta, una fotografa di strada disinvolta e imprendibile in partenza per Parigi. Anche Piero è partito per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Nel gelo della città straniera, mosso da una febbrile ansia di progetti, di libertà, di rivoluzione, Piero si ammala. E Moraldo? Anche lui, inseguendo Carlotta, sta per raggiungere Parigi. L’amore, le aspirazioni, la tensione verso il futuro: tutto si leva in volo come le mongolfiere sopra la Senna. Che risposte deve aspettarsi? Sono Carlotta e Piero le sue risposte? O tutto è solo un’illusione? Paolo Di Paolo, evocando un protagonista del nostro Novecento, ha scritto – sono parole di Umberto Galimberti – “un bellissimo romanzo che guarda nel cuore della giovinezza là dove è sfida, là dove è inquietudine”.

LA MIA OPINIONE:

Questo romanzo mi ha un po’ confusa e il mio giudizio pende un po’ da qui un po’ da lì. Vi spiego. L’idea è bellissima, la prosa di Paolo Di Paolo è – a mio modesto parere – una delle più preziose del nostro tempo, ma… Innanzitutto credo ci sia uno squilibrio tra la prima parte, piena di slancio e vitalità, e la seconda, affrettata e debole. Lo so, devo smetterla di leggere con l’occhio dell’editor, ma ormai credo di non poter più tornare indietro. E ciò che voglio dire è appunto questo: in questo romanzo manca l’editor. Scene ambientate all’epoca del fascismo in cui i personaggi si danno del lei. Ma quando mai? Fossero dichiaratamente antifascisti, almeno! Ma Moraldo? L’uomo più politicamente confuso sulla faccia della terra? Suvvia. E il “sé stesso” al singolare con l’accento. E la sinossi lunga e intricata e confusa. Insomma, editor a parte, è proprio il lavoro redazionale in sé che non mi sembra degno di Feltrinelli. Poi, si sa, è solo la mia opinione.

“Non è vero che penso sempre a H. Il lavoro e la conversazione lo rendono impossibile. Ma i momenti in cui non penso a lei sono forse i peggiori. Perché allora, anche se ne ho dimenticato la ragione, tutto è velato da una vaga sensazione di errore, di difetto. […] Che cos’ha il mondo? Perché è diventato così piatto, così meschino e consunto? Poi mi ricordo”.

LA TRAMA:

Il dolore puro è difficile da raccontare. Ma qui qualcuno ci è riuscito, con una precisione e un’onestà che ci lasciano ammirati, arricchiti. Questo è un libro che riguarda da vicino chiunque abbia avuto nella sua vita un dolore. C.S. Lewis pubblicò nel 1961, sotto lo pseudonimo di N.W. Clerk, questo breve libro che racconta la sua reazione alla morte della moglie. Illustre medioevalista e amatissimo romanziere, amico di Tolkien e come lui dedito alle incursioni nel fantastico, C.S. Lewis si è sempre dichiarato innanzitutto uno scrittore cristiano. Ma un cristiano duro, nemico di ogni facile consolazione. E ciò apparirà immediatamente in questo libro perfetto, dove l’urto della morte è subìto in tutta la sua violenza, fino a scuotere ogni fede. Non c’è traccia di compiacimento o di compatimento per se stessi. C’è invece un’osservazione lucida, che registra le sensazioni, i movimenti dell’animo che appartengono al segreto di ciascuno di noi – e che spesso non vogliamo riconoscere.

LA MIA OPINIONE

Qui non c’è nessuna opinione da dare perché è della vita e del dolore veri che si parla. Vi consiglio solo di leggerlo. Finalmente uno scrittore cristiano che riesce a guardare a Dio con occhio critico, pur riuscendo a riconciliarsi sempre con Lui. E comunque, molta stima per Lewis, sempre.

LA TRAMA

Written in her uniquely poetic, carefully crafted style, Echo is a tour-de-force from one of our most exciting contemporary writers.

LA MIA OPINIONE:

Amo tantissimo Francesca Lia Block. Sottovalutatissima in Italia, come tutte le altre autrici (anche italiane) capaci di raccontare storie di realismo magico e profonda femminilità, è una scrittrice che porto nel cuore sin dalla mia adolescenza. Avevo tredici o quattordici anni quando lessi Angeli ribelli, che per me resta tuttora un vero e proprio capolavoro. Scopritela, se potete. Cercate i suoi libri, anche se sono così difficili da trovare. Ne vale veramente la pena.

 

 

 

 

 

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