La Posta di B. – Posta del cuore Napoli-Dublino (buona la prima)

Il bello della Posta di B. è che, ogni volta che apri una mail, ti sembra davvero una lettera. Come in questo caso. Amo Claudia, collega scrittrice e amica, come già sapete. Questa volta, arriva sul blog una sua lettera capace di creare un ponte tra Napoli e Dublino, tra lei e me. Amiche malgrado la distanza, malgrado tutto. Leggetela, perché fa sorridere e anche piangere e poi sorridere di nuovo. Questo è il dono di una scrittrice come lei: farti piangere senza smettere di ridere.

“Posta del cuore Napoli-Dublino” di Claudia Simonelli

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Uno, due, tre…prova! Come si fa? Devo fare finta di non conoscerti? Oppure possiamo sputtanarci subito alla prima letterina? Fingeremo davanti a tutti di non essere nulla l’una per l’altra? Nasconderemo al mondo che ti ho regalato un Pink Flamy Flamingo alle lucine led? Facciamo così, questo è a tua discrezione, eventualmente taglia e ricuci la mia letterina come preferisci. Anche perché dichiarare di conoscere una che sta scrivendo un delirio del genere potrebbe essere un problema. Me ne rendo conto.



Allora, fingiamo di diventare penpal come si faceva quando andavo alle scuole medie

e scrivevo alla ragazza spagnola o alla tedesca. Con l’immane vantaggio che questo mio delirio si svolgerà nella mia lingua madre, e potrebbe apparentemente avere anche un senso.
Visto che c’è il rischio che io possa finire sul tuo blog, sputtanando definitivamente quella velina che è la mia reputazione, mi presento nella classica formula di rito. Ciao a tutti, sono Claudia, ho trent’anni e non bevo da ieri sera. Mi sono scolata una birrazza rossa al pub, che non è affatto una cosa femminile, mentre il mio fidanzato si scolava un bicchiere d’acqua liscia col mignolino alzato. Ma noi siamo donne trasgry, e le cose femminili non ci piacciono. Sorry, ogni tanto mi scappa il plurale maiestatis; fermi dentro la testa, non spingete!
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Cara Bianca,

come potrai notare da ciò che scrivo non riesco a rimanere seria nemmeno per un paio di secondi. Tento di ridicolizzare ogni cosa che mi circonda e prendere la vita per i fondelli. Ho la netta sensazione che, se mi fermassi solo un attimo a riflettere sulle cose di tutti i giorni, potrei perdere la forza per affrontarle a testa alta. È una serata un po’ malinconica, ed è ingiusto trasferire questo mio sentimento nella prima lettera che ti scrivo. Che poi non è che puoi assumerti la responsabilità di fare da mio diario vivente. ‘Sta cosa della posta del cuore mi sta decisamente sfuggendo di mano, mi sa.
Forse sto usando questo mezzo per immaginarmi dove sei tu, in un posto diverso, immersa in una cultura diversa. Sto controllando su internet, anche il tuo orologio segna un’ora diversa rispetto al mio, e la cosa mi fa viaggiare molto di fantasia. Spero quasi di trovare la forza in queste immani sciocchezze per alzarmi domani mattina. Trovare la forza di sorridere mentre vado a fare un lavoro che non mi piace, attraversando una vita un po’ grigia che mi piace ancora meno.
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Ti sto caricando di responsabilità e non vorrei,

eppure è così che ci siamo conosciute, in fondo. Io ho letto le tue parole e ti ho cercata, ti ho scritto e tu hai letto le mie e così via. E allora ho pensato “perchè no?”. In fondo tu sei un’anima sensibile, e poi se ti rompi i coglioni basta non rispondere, ‘che nessuno ti obbliga qui, eh.
Non ti preoccupare per gli sbalzi d’umore che hai notato poc’anzi, è tutto normale nella mia testa. Solo che la gente non se ne accorge perchè di solito rimango tendenzialmente in silenzio evitando di fornire strane teorie sulla mia sanità mentale.
Insomma ho fatto una piroetta e un triplo salto mortale all’indietro e atterrando con la grazia che si addice solo a un elefante atterro nella tua casella di posta con questa letterina imbecille.
Buona notte Bianca, ti voglio sempre bene.
Claudia
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Cara Claudia,

oggi è giorno d’uragano. Mai avrei pensato di scrivere una cosa del genere, eppure eccomi qui. Sono chiusa in casa per via di un uragano che non si decide ad arrivare. Eppure la scrivania trema sotto il computer, e tutta la mansarda trema. C’è un ramo abbandonato nel cortile. È volato via da un albero e mi chiedo che cosa sarebbe successo se mi fossi trovata là sotto. Ma sono in camera e c’è un sole che non mi sarei mai aspettata e scrivo a te.



Mi manca Napoli anche perché mi manchi tu.

Come quando mi hai vista sbavare per il Pink Flamingo da Tiger e poi me l’hai comprato di nascosto. E come quando mi hai portato le ricce e tutto il resto il giorno della partenza. O il comitato d’accoglienza delle Damigelle Sanguinarie. E magari qualcuno potrebbe dire “Che ce ne frega a noi”. Forse niente, ma penso che l’amicizia sia qualcosa di troppo bello per rimanere chiuso in un cassetto. Meglio di un selfie insieme c’è una lettera, ed è questa.

Ci siamo conosciute attraverso le parole.

A farci incontrare sono stati Dani e Massimo, e questo è forse il motivo principale per cui sono contenta di quel libro. Ne abbiamo passate tante tra libri, case editrici e racconti perduti. Abbiamo bevuto il caffè vero di Napoli in piedi al banco di quel bellissimo bar in centro. Dio solo sa quanto rimpiango quel caffè dal mio Mount Merrion, Dublin. E sono felice perché so che ci sei tu. So che, da qualche parte laggiù in Italia, non troppo lontana da dove sono nata io, c’è una persona che capisce. E quella persona sei tu.

Ti voglio tanto bene!

Yours truly,

B.

 

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