Napoli velata di Ferzan Ozpetek: 3 up e 2 down

Napoli è una città che amo molto, e che ho avuto modo di apprezzare ancora di più visitandola con una cara amica. Ritrovare le sue vie e la sua atmosfera peculiare in questo film è stato un vero piacere. Di Ozpetek ho visto tutti i film, nessuno escluso, a partire dai due di ambientazione turca. Non tutte le pellicole sono allo stesso livello (in particolare, mediocri sono Cuore sacroRosso Istanbul, a mio parere). Eppure, credo valga sempre la pena di andare al cinema per il buon vecchio Ferzan. Così, anche questa volta gli ho concesso una possibilità comprando un biglietto per Napoli velata. Ecco a voi i tre up e i due down che ho riscontrato. Voi che ne pensate?

Napoli velata: 3 up

1) L’ambientazione

Napoli

A giudicare dalla maestria e dall’amore coi quali Ozpetek è riuscito a rappresentare la città, sembra assurdo pensare che sia turco. Del capoluogo campano è possibile respirare l’atmosfera, i profumi, i sapori e la musica. La parlata, il gergo, le abitudini, la bellezza decadente e un po’ sporca ma pur sempre incantevole. Sia gli interni che gli esterni esprimono appieno lo spirito napoletano, i suoi colori e il suo calore. Ammirevole, soprattutto considerando le origini del regista.



2) Il mistero

Napoli
Foto: Gianni Fiorito

C’è da dire che il film, pur sembrando semplice e lineare all’inizio, si carica subito di adrenalina e mistero. Ogni due minuti io e la mia amica ci scambiavamo commenti del tipo “Ora vedrai che succede questo…” e non succedeva mai. La peculiarità di questo film sta proprio nella sua capacità di portarti fuori strada più spesso di quanto tu non creda. E poi il folklore, quell’atmosfera che sembra quasi richiamare il realismo magico, la musica… Tutto è volto a confondere per non permettere di cogliere il senso del finale prima che venga il momento. Ma è una confusione buona, che non innervosisce e non fa sentir stupido chi guarda. Se volete qualcosa (di geniale) che vi confonda davvero, scegliete Lynch.

3) Giovanna Mezzogiorno

Mai avrei pensato di scrivere una cosa del genere perché, onestamente, la Mezzogiorno non mi è mai piaciuta. Eppure, nei film di Ozpetek (si veda anche La finestra di fronte) riesce a dare il meglio di sé. Questo film si regge in gran parte su di lei, sulla sua sensualità che non avevo mai notato prima (sic!) e su un volto che parla da solo. Amo ricredermi sulle mie opinioni, quando volgono al positivo. Ed è questo il caso.



2 down

1) Troppa carne a cuocere

Come in tutte le cose, ci sono sempre dei lati positivi e dei lati negativi. Il primo dei due difetti principali che ho riscontrato in questo romanzo è il surplus di input. Ci sono troppi elementi in gioco: la passione, l’amore a prima vista, il destino, l’arte, la criminalità, Napoli, la famiglia, il mistero, il tema del doppio ecc. Effettivamente è un po’ troppo, e questa è anche la causa diretta del difetto numero 2.

2) Passaggi poco sviluppati

In questo film, a causa dell’abbondanza di elementi, non tutto viene sviluppato come si deve. Ci sono dei momenti in cui si percepisce una grandiosa intenzione dietro un risultato molto più povero. Le due “mercantesse” d’arte, l’autopsia poco chiara, le conseguenze del vecchio crimine in famiglia sul nuovo… Non tutto risulta del tutto riuscito, alla fine. Chiaramente non tutti gli aspetti di una storia possono essere sviluppati allo stesso modo, ma ciò non toglie che sarebbe stato più semplice gestire un numero minore di elementi. Comunque sia, malgrado le sue imperfezioni, è un film che colpisce e che segna la rinascita di Ozpetek dopo lo scivolone tutto estetica e niente contenuto che era stato Rosso Istanbul.



 

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