#bookreview: The yellow envelope by Kim Dinan

Kim has got the life she’s always wanted to live: a good job, a husband who really loves her and a nice house in a good neighbourhood. Still, at some point of her life, she starts feeling like something is missing. Anxiety never lets her alone  and her life doesn’t seem to fit her anymore. One day, she realises what she really wants to do: to travel the world and to write books. These have always been her dreams, but she’s given up to them a long time before. At the beginning, her husband Brian is really skeptical about that, but then he gives in and the couple finally decides to sell everything they own and to start travelling the world. Shortly before their departure, Michele, Kim’s first boss, gives them a yellow envelope which contains a short letter full of instructions and a 1000$ check. There are just three rules to be followed. One of them consists in giving away that money following the instinct and nothing else, in order to make the world a better place to live in.

From Ecuador to Argentina, from Nepal to Indonesia, Kim and Brian’s journey entertains the reader while teaching him that life has to be taken as it is, without forcing it or trying to be something we’re not meant to be.

I really enjoyed this book and I’ve finished it in few days. What really strucks me is the complete honesty of the book. Kim never tries to soften the blow and she doesn’t want to make travel seem as a 24/7 happy adventure. On the contrary, she tries to show us how travel can be heartbreaking and emotionally hard to bear and, at the same time, she also explains how the world can be supportive when things become unsustainable.

I think this is an incredible good book to be read not only for travellers but also for anyone else. Indeed, the main aim of the book is not to tell you “Look how brave I was! You should do the same!”. Not at all. The main aim of the book is to make you question yourself and the life you’re living, in order to understand that sometimes life is worth a radical change.

Raso color melanzana

Photocredit: Bianca Cataldi

Non so perché l’ho fatto. Un giorno sono entrata da H&M, ho visto questa gonna abbandonata a se stessa con un cartellino con su scritto “4€” e l’ho presa. Anche se sembrava uno scampolo di stoffa dimenticato da un sarto ubriaco. Anche se non sapevo con che cosa l’avrei indossata e anche se le probabilità di sembrare una zingara che rapisce i bambini era effettivamente sopra i limiti consigliati.

Comunque.

Il fatto è che sta arrivando la primavera e siamo tutti più pazzi, un po’ come a Natale siamo tutti più buoni, e allora cosa vuoi che sia, una gonna di finto raso color melanzana tagliata male. Perché il punto, vedete, è che questa gonna non ha una forma. Doveva pur esserci una giustificazione per un prezzo del genere. Così oggi ho tirato fuori dall’armadio questa roba di stoffa scadente perché chi se ne frega, è primavera, e ho degli stivaletti nuovi ed è bello indossare qualcosa di strano e imperfetto, qualcosa che magari stona con i capelli rossi e con gli occhiali da sole con la montatura verde che ho comprato a 6 euro a Firenze.

Vado a lavorare con la gonna storta, ma tanto a Michè va bene lo stesso, e tra una divisione in colonna e una pagina di storia mi dice che sono strana con la gonna, non mi ha mai vista così, ma va bene lo stesso.

La gonna fa un fruscio strano mentre cammino, mentre il vento la sballottola qui e lì e la cenere della sigaretta vola e scivola sul raso finto.   “Puoi farci uno straccio per i piatti, con una roba così”, mi ha detto mia madre. E il bello è che è vero, ma non m’importa lo stesso. Il LimeCrime, tonalità Salem, che non viene via nemmeno con la salvietta struccante, figuriamoci con i baci (ma il mio preferito è il Riot). C’è un buon odore di primavera nell’aria. I miei campioncini di profumo che mamma colleziona da Bottega Verde. La voglia di viaggiare, di essere altrove anche mentre sono qui, dove sono cresciuta. Una sfogliatina noci e succo d’acero. Il ragazzo straniero con la erre francese e le gambe magre nel treno delle 11.33. La felicità è quella cosa che si fa vedere soltanto se sei abbastanza perspicace da accorgertene, in mezzo a tutta questa nebbia.