Il mantello dell’invisibilità

L’invisibilità: un dono o una maledizione? Ultimamente ci penso spesso, in particolare da quando vivo in Irlanda. Il punto è che, quando ricominci del tutto in un Paese straniero, hai a che fare con persone che non hanno idea di chi tu sia. È gente che non ti ha vista crescere, che non sa qual è il tuo colore preferito, che non ti ha vista mettere a tacere il bullo della scuola. E allora ti tocca dimostrare tutto di nuovo, mettere in luce ciò che sei, mostrare il tuo valore. Ma conviene davvero? Perché certe volte restare nell’ombra può avere degli insospettabili vantaggi.

I pregi dell’invisibilità

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Ve lo ricordate il mantello dell’invisibilità di Harry Potter, sì? Ecco, così. Quando sei invisibile, puoi fare tutto. Nessuno ti vede, nessuno ha paura di te e tu sei libero di muoverti indisturbato. Sia chiaro: non vi sto incoraggiando a svaligiare un appartamento o a tirare sgambetti al primo malcapitato. È vero, però, che essere sottovalutati dagli altri ci permette di rilassarci. Fa rabbia, all’inizio, ma poi ci rendiamo conto che è meglio così. Ci libera senz’altro dall’ansia da prestazione, dall’urgenza di confermare la buona opinione che hanno gli altri, a tutti i costi. E invece poi arriva chi di te non sa nulla, chi vede che sei buono ed educato e pensa di poterti fregare. Ed è qui che il mantello dell’invisibilità viene in aiuto: se pensano che tu sia stupido, non si renderanno conto del momento in cui strapperai loro la maschera.



I sassi nelle scarpe

L’Irlanda, dicevo. Qui mi capita spesso di essere completamente fraintesa. Non mi conoscono e tutto ciò che vedono è la me venticinquenne, ancora in evoluzione ma pur sempre adulta fatta e finita. Non mi hanno vista crescere, maturare, lottare, innamorarmi, scappare, tornare, costruire. Qui mi hanno vista solo arrivare, svuotare la valigia, prendere possesso di una camera che fra un mese perderò per una molto più piccola. Di me pensano che sia una bacchettona perché mi ricordo di indossare la gonna quando esco e non mi ritiro ubriaca. Pensano che abbia la puzza sotto il naso perché non porto in casa un fidanzato a settimana. Credono che non abbia amici perché i miei amici li vedo durante il pomeriggio e non faccio tardi perché non posso permettermi i soldi del taxi, dopo la mezzanotte. Queste cose, loro, non le sanno. Di me pensano che della vita non capisco niente. Che possono chiedermi un fitto esorbitante per un sottoscala. E che possono prendermi in giro quanto vogliono perché io non me la prendo. Ma non è vero. È solo che ho indossato il mantello.



Vai bene come sei

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Il mantello serve per fregartene. Continua a sorridere. Anche e soprattutto quando reagisci. Perché devi reagire, mica sei stupido sul serio. All’offesa veicolata con lo scherzo, reagisci con uno scherzo anche tu, ma rispondi. E a loro verrà il dubbio: ma sei lo scemo che pensano tu sia o li stai fregando col sorriso? La verità è che vivi la tua vita e che di loro non t’importa. Che sì, adesso ti brucia, ma il tempo di una sigaretta e ti sarà passata. Tu pensa a te. Accendi il bollitore,  metti in infusione la tua bustina di tè migliore, siediti sul letto e respira. Vai bene come sei. Soprattutto quando di te vedono solo un briciolo di quello che sei. Perché splenderai ancora di più quando finalmente ti vedranno in luce piena. E succederà, ché di certo non sei nato per rimanere nascosto per sempre.

2 risposte a “Il mantello dell’invisibilità”

  1. Ghandi… sì, mi viene in mente Ghandi… se si fosse posto il problema di essere invisibile o meno agli occhi altrui, se si fosse posto interrogativi sulla sua accettazione da parte degli altri, avrebbe certamente sprecato del tempo prezioso per continuare a pensare in modo ecumenico. La sua luce brilla e brillerà ancora. Una stella non chiede di essere o non essere vista, solo che a volte la sua luce è così forte che è impossibile non notarla. Chi sei non serve agli altri, serve solo a te.

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