Praticare l’allegria

L’allegria è qualcosa che si impara col tempo, come la matematica e i nomi delle capitali del mondo. Nasciamo innocenti, perfettamente in grado di divertirci con poco. Tuttavia, col passar degli anni, perdiamo l’abitudine alla felicità. I compiti in classe, le interrogazioni, e poi gli esami universitari, il lavoro. Veniamo travolti dalla furia della vita quotidiana, dal suo costante ripetersi. Impariamo a detestare i cambiamenti, a nasconderci dal mutare continuo della vita. Soprattutto, dimentichiamo che l’allegria va praticata, come ci ricorda quella vecchia canzone di Jovanotti. Ma come si fa a esercitare la felicità?

L’allegria delle piccole cose

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La verità è che non ci facciamo caso. Continuiamo a infilare i giorni l’uno dietro l’altro come perle di una collana. Quasi non li vediamo, persi come siamo a considerarli un tutt’uno. E invece ogni giorno è un’opportunità, un’occasione unica. Ho scoperto nel tempo che quelle che spesso consideriamo banalità sono invece ottime istruzioni di vita. Una tra tante? “La felicità non è un obiettivo, ma una strada”. Ed è la pura e semplice verità. Non sempre il benessere è qualcosa che giace in un futuro lontanissimo. Felicità può essere andare in un parco in un giorno di sole e leggere con la schiena contro il tronco di un albero. Fumare una sigaretta in silenzio, al molo, guardando il mare increspato dal vento. Ridere su Skype con un’amica fino a farsi venire il mal di pancia. Sono momenti accessibili, piccole felicità facili da raggiungere. Il punto è che dobbiamo ricordarcene.



Il giorno del riposo

Se c’è una cosa che ho imparato lavorando come freelance, è che il riposo è essenziale. Quando si lavora in ufficio, si hanno degli orari prestabiliti da rispettare. Al contrario, lavorare in casa offre molte possibilità ma, al tempo stesso, ha diverse controindicazioni. Chi lavora da casa, infatti, è portato a lavorare molto di più dell’orario prestabilito. Condividere articoli su un social, programmarne altri per la settimana seguente, rispondere alle telefonate è lavoro. In passato, anch’io ho commesso quest’errore. Adesso, non lo faccio più. Un cliente mi scrive un messaggio su WhatsApp di domenica mattina? Non mi interessa: non risponderò prima di lunedì. Perché? Perché sono una persona come le altre. Di domenica non lavoro, e rispondere alla chiamata di un cliente è lavoro. Vi dico questo perché il benessere passa anche dal riposo. Le pause sono attimi di felicità, e sono le prime di cui ci dimentichiamo.

Parlare, ascoltare, condividere

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C’è stato un periodo della mia vita in cui non mi confidavo con i miei amici. Il motivo principale era la paura di essere giudicata. Okay, erano i miei migliori amici, ma comunque pensavo ‘chissà cosa crederanno di me’. Il punto è: chi se ne frega. Sicuramente i vostri amici penseranno qualcosa di voi ma, qualunque sia il loro giudizio, sapranno farne buon uso perché sono amici. Il costante trattenersi, il proteggere i propri lati oscuri, non ci rende più sereni, ma solo meno umani. Siamo umani, quindi sbagliamo. Quindi ci innamoriamo di persone che non ci meritano, commettiamo errori, rubiamo un lucidalabbra alla Coin. Parlarne non ci rende meno fallibili: ci libera, e basta. Non avete idea di quale zavorra io mi sia tolta dalla schiena quando ho smesso di cercare di essere perfetta. Ho iniziato a raccontare agli amici le cose come stavano, senza se e senza ma. Potrà capitarvi di scoprire che un amico non lo è per davvero. Poco importa: ve ne farete un altro. Come ho letto in un libro tempo fa, ‘la sfiducia, a volte, fa più danni della fiducia’.

Ricorda di santificare ogni momento

Mi è sempre piaciuto il comandamento ‘ricorda di santificare le feste’. Estrapoliamolo per un attimo dalla Bibbia e vediamolo nella vita quotidiana. “Ricorda”: sì, perché tendiamo a dimenticarci che la felicità va praticata. “Di santificare”: perché un caffè, una tazza di tè bollente di fronte al caminetto, le fusa di un gatto, sono qualcosa di sacro. “Le feste”: ovvero tutti i momenti di pace di cui disponiamo. Non dobbiamo andare a cercarli chissà dove, ma trovarli nella semplicità della vita quotidiana. Rientrare a casa in un giorno di pioggia, accendere le candele e spegnere la luce, rivedere una vecchia puntata di un telefilm che amavamo da bambini. Sfogliare gli album delle fotografie, telefonare a quell’amico che non vediamo da tanto, passeggiare al parco col cane.



Nel momento in cui inizierete a farci caso,

scoprirete che la vita quotidiana è piena di meraviglie di questo genere. Un ultimo, importantissimo consiglio: usate il cellulare solo in determinati orari. Non tenetelo sempre a portata di mano. Non potete neanche immaginare quanto si aprano gli occhi sul mondo quando una fonte di distrazione continua viene relegata a orari ben precisi. Custodite il tempo per voi stessi: è l’unica ricchezza sulla quale non dovete pagare una tassa, quindi approfittatene.

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