Dublino, un mese dopo – Diario.

Dublino. Sembra impossibile, eppure è già passato un mese da quando sono arrivata qui. Me ne sono accorta ieri sera, quando ho pagato l’affitto di ottobre. Solo un mese fa ero a Bari, mi addormentavo insieme al gatto e bevevo vero caffè ristretto. Adesso sono qui e bevo tazzone enormi di caffè americano nelle quali potrei facilmente annegare. Ho gli occhi pieni di verde e ho sospeso gli antistaminici. E ormai sono entrata a pieno ritmo in quella che per tre anni (per il momento) sarà la mia nuova vita. In alto le Guinness. Cheers to me!

Le abitudini ci salveranno la vita

Dublino
Books Upstairs

Se c’è una cosa che ho capito col tempo, è che le abitudini, i piccoli rituali quotidiani, ci permettono di sentirci a casa ovunque noi siamo. Certo, non saranno mai gli stessi in ogni città. Eppure, è proprio il sapere di potersi procacciare delle piccole gioie personali che ci fa sentire parte di un luogo. I miei rituali dublinesi sono nati poco per volta, man mano che imparavo a conoscere la città. C’è tanto da vedere, moltissimi posti da visitare e il tempo sembra non bastare mai. Ma i primi rituali ci sono, e sono tutto ciò che di più simile al sentirsi a casa possa esistere.

Di caffè, mocha e altre sciocchezze

Dublino
Al River Bar sul Liffey con l’amica francese. Quel bicchierone con topping è il mocha

Il caffè mi ha sempre fatta sentire a casa, in qualunque situazione. Ogni volta che vado a trovare un amico e quello mi dice “Ti faccio un caffè?” ho la certezza di aver scelto l’amico giusto. Così, la prima cosa che ho fatto, una volta arrivata a Dublino, è stata cercare dei bar.




Vivo a Mount Merrion, County Dublin, a cinque minuti a piedi dallo UCD. Sono a venti minuti di autobus dal centro, il che mi dà la sensazione di vivere in un villaggio tutto verde da romanzo. La messa la domenica nella parrocchia di St. Therese con il coro stonato di bambini e i preti che cambiano con la stessa frequenza con la quale io mi cambio le mutande. Il mocha (una bevanda a base di caffè, cioccolato e latte) dallo Union Bar alternato alla cioccolata calda. Il meraviglioso krapfen caldo con il ripieno di marmellata di more. La ragazza del bar che mi dice “Ciao, love” e a volte azzarda anche un “buona giornata”. E poi l’amica francese, che ho conosciuto per caso alla fermata N11 dell’università. Quella è una fermata dalla quale non parto mai, ma quel giorno il destino ha voluto che fossi lì e che ci trovassi lei. Niente accade per caso, si dice.

Dublino, città di librerie e di vetrate

Dublino
Books Upstairs

Ho già deciso che dedicherò un post intero alle librerie più affascinanti e caratteristiche di Dublino, ma per ora vi parlerò solo delle mie preferite. Quella che vedete in foto è Books Upstairs, il primo posto “del cuore” nel quale mi sono imbattuta. Lo notai già dall’autobus, il primo giorno, venendo dall’aeroporto. Quella sala che vedete in foto è al piano di sopra della libreria. Non c’è connessione Wi-Fi e un cartello recita: “Siete qui solo per leggere e chiacchierare”. E questo è proprio ciò che accade. La gente legge, chiacchiera e beve caffè. Che non è il titolo di un terribile romanzo di Agnès Martin-Lugand, ma la realtà.

Dublino
The Winding Stair bookshop

Poi c’è il The Winding Stair (non il ristorante, ma la libreria annessa). Ci troviamo al numero 40 di Ormond Quay Lower, lungo il Liffey. Questo tavolino che vedete in foto è ricavato accanto alla vetrata principale di una piccola libreria. Il primo giorno, non riuscendo a vedere dove fosse il bancone bar, mi avvicinai alla proprietaria e le chiesi dove dovessi andare per chiedere un tè. E lei mi rispose “Ma certo, cara, metto subito su il bollitore”. Ed eccola che si alza, tira fuori il bollitore e mette a fare il tè. Come se fossi a casa sua, il che è probabilmente proprio l’effetto desiderato.



Dublino
The Winding stair

Il rito del sabato

E poi c’è la giornata che preferisco: il sabato. Il sabato è il giorno della zuppa e del dolcetto da Eason, un’enorme libreria in centro che è la Feltrinelli irlandese, per intenderci. Ho la tessera Eason, lo sconto studenti della Law Society e quindi la domenica è il giorno in cui faccio razzia di magazine per fanciulle. Questo quando la mia padrona di casa non me li passa sottobanco, si intende. Per i quotidiani non mi do pena: li leggo ogni mattina nella biblioteca dell’università senza spendere un centesimo, quindi bene così.

Ma prima della zuppa, c’è la puntata letteraria da un negozietto di reminders in una traversa di O’Connell street. Scriverò anche un post sulla mia recente passione per i romanzetti strappalacrime ambientati in tempo di guerra (si veda “Home for Christmas” in foto), ma non è il momento. Ciò che amo di questo negozio è la chiacchierata letteraria col proprietario. Ce ne stiamo lì, con i gomiti poggiati sulle colonne di libri, a parlare dei romanzi dimenticati di Dickens e di Fitzgerald e di Elizabeth Gaskell. Lui mi racconta di quando aveva sedici anni, era apprendista e leggeva Barnaby Rudge perché vi si riconosceva.  Io gli parlo della lettera d’amore di Pip a Estella in Great Expectations, che è forse una delle più belle lettere d’amore letterarie al mondo. Ecco, queste sono le cose che rendono un sabato degno di essere vissuto.

In pillole: cinque cose che ho imparato in un mese a Dublino

Dublino
Il campus UCD visto dalla O’Reilly Hall
  1. I dublinesi attraversano la strada come i baresi: a cazzo
  2. I dublinesi sono generosi e adottano fino in fondo la teoria del “quel che è mio è tuo”. Il che significa che ti fregheranno i biscotti e lo faranno in buona fede e tu risponderai fregando loro la Nutella e sarete tutti felici.
  3. Meglio chiedere un mocha che un caffè. Almeno c’è il cacao
  4. I biscottini Digestive ricoperti di cioccolato creano dipendenza.
  5. Il burro e lo zucchero sono dappertutto. Tutto ciò che mangi ha il doppio dello zucchero e dei grassi che avrebbe se lo mangiassi in Italia. Ma qui fa freddo e quindi bene così.

…e altre cinque…

  1. Non è vero che piove sempre. Piove almeno una volta al giorno, e se non lo fa di giorno lo fa di notte, ma poi il tempo si aggiusta sempre. Meglio due gocce ogni giorno e poi il sole che non un solo giorno in cui non puoi nemmeno mettere il naso fuori di casa.
  2. I trasporti costano TANTISSIMO. 2,70 euro per la singola corsa, che diventano 2,50 con la LeapCard. Tale LeapCard NON è un abbonamento, ma una carta ricaricabile. Questo significa che il viaggio lo paghi lo stesso, solo un po’ di meno. Insomma, andate a piedi.
  3. C’è un sacco di verde, il che significa che la domenica mattina verrete svegliati dal tagliaerba.
  4. Gli irlandesi sono più rilassati di noi. Si svegliano più tardi e vanno a letto prima. Non sono fissati con l’ordine e con le faccende di casa. Permettono ai bambini di arrampicarsi sull’altare durante la messa. Li adoro.
  5. Il burro qui è più buono, e anche il pane per fare i toast.

…più una.

  1. Dublino è una città meravigliosa. Anche se comunque Bari è Bari e a letto col pensiero delle sgagliozze di Maria la Zozza ci vai lo stesso.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.