Sarahah: che cos’è e perché non lo userò mai

Sarahah è una nuova app social di origine arabo-saudita, nata con l’intento di esprimersi liberamente e di poter fornire feedback anonimi senza temere ritorsioni. Il successo è stato immediato e l’app è presto diventata virale. Eppure, la domanda sorge spontanea: ne avevamo veramente bisogno?

Sarahah: Anonymous is the way

Non è la prima volta che abbiamo a che fare con social in cui l’anonimato la fa da padrone. In realtà, la prima cosa che ho pensato è stata: ma non c’era già Ask? Sì, ma Ask nasceva per un motivo diverso. Più che la critica bella e buona, aveva alla base la curiosità. Diciamo pure che Ask veniva e viene usato soprattutto per stalkerare il ragazzo che ti piace, ecco.

Sarahah, invece, ha un altro scopo. L’idea è quella di poter inviare messaggi agli utenti in forma del tutto anonima. Questo significa che ora potremo dire quello che pensiamo di quella stronza che se la tira su Instagram. Giusto? Giusto.



E davvero, non c’è nulla di male a dire ciò che si pensa. Il rischio, però, si nasconde nell’anonimato. Sì, perché quando ci mettiamo la faccia siamo costretti a rispettare un limite. Quando commentiamo un post su Facebook dobbiamo tener presente il nostro nome. Che cosa succede, invece, quando siamo davvero liberi di dire tutto ciò che pensiamo? Ma soprattutto, tutte quelle critiche che siamo pronti a sputare servono davvero a qualcosa?

Per una critica (dis)truttiva

Nella descrizione della app in App Store si legge che Sarahah ci aiuterà tutti a migliorarci grazie all’aiuto di feedback sinceri. E qui l’ahahahah ci sta tutto. Sì, perché dubito fortemente che i feedback possano essere del tutto scevri dalle solite invidie o anche dall’antipatia, punto e basta, Se io Bianca Cataldi ricevo una recensione negativa a un mio libro dal mio ex, quella recensione non mi aiuterà a crescere. Se due scrittrici hanno litigato e l’una insulta l’altra su Sarahah, nessuna delle due potrà crescere attraverso quei feedback.

Questo perché, tanto per farla semplice, l’anonimato è sempre esistito e non è sempre stato sinonimo di sincerità. Il voler collegare l’anonimato alla sincerità mi fa inorridire. Spesso e volentieri, infatti, tutto ciò diventa solamente la maschera dietro la quale nascondersi per sputare veleno gratuitamente. Non ci lamentavamo forse delle recensioni firmate “Cliente Amazon” nelle quali si diceva soltanto “questo libro fa schifo?”. Era una critica costruttiva, quella? O quando l’ex ci telefonava alle tre di notte con l’anonimo? O quando alle elementari quella stronza del primo banco ci faceva trovare le minacce di morte anonime nel diario di Barbie?

L’anonimato, sin da quando eravamo all’asilo, è sempre stato sinonimo di guai.

Per costruire la gentilezza

Di Sarahah, insomma, non avevamo proprio bisogno. Semmai, ciò che davvero ci serve è un’app che ci insegni a costruire la gentilezza. Io non so chi siete, non so in quale contesto professionale viviate, ma conosco il mio: l’editoria. L’editoria è quel mondo lì in cui si creano cose belle passando attraverso percorsi tortuosi e spinosi. Com’era quella citazione? Dalla merda nascono i fior. Ecco, così.

L’editoria – ma vale per tutti i contesti professionali – è un mondo in guerra. Ogni giorno scoppiano polemiche, gli autori si tirano per i capelli a vicenda, ed è una cosa che capisco. Lo capisco perché, in cattività, si diventa cattivi. E il mondo dell’editoria è spietato, competitivo e affollato. Nessuna sorpresa, dunque, per gli exploit di cattiveria che ogni giorno riempiono i social.

Ecco perché Sarahah mi fa paura. Perché se già non ci facciamo remore a insultare firmandoci, figuriamoci cosa potremmo fare con l’anonimato. Mi fa paura perché la gentilezza è qualcosa da costruire, non da minare alla base. Soprattutto, mi spaventa la facilità con la quale è possibile ferire chi legge. Perché, diciamoci la verità, non è vero che “mi scarico Sarahah per gioco”. Non è vero che “massì, mica ci sto male sul serio”. Sono giorni che vedo gente che si difende su Facebook per ciò che ha letto su Sarahah. Tutti noi abbiamo i nostri punti deboli. Io, quando qualcuno mi dà dell’anoressica senza sapere quanto devo lottare per tenermi i miei chili, sto male. Ecco perché non scaricherò mai Sarahah. Mi tengo l’ahah del mio dolce non sapere. Sarahah tenetevela voi che siete forti.

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