Libri, film, telefilm: giugno 2017

Questo mese, malgrado i numerosi viaggi, è stato ricco di letture e visioni di film e telefilm a volte estremamente interessanti, a volte molto meno pregevoli, ma in ogni caso degni di essere condivisi con voi.

Ecco qui un elenco dei libri, dei film e dei telefilm che mi hanno tenuto compagnia in questi giorni. Voi che ne pensate? Abbiamo letture/film in comune?

“The Royal brothers are even more screwed up than I am. They’re hurting and they’re lashing out and I’m the most convenient target, but fighting back only makes it worse. It only fuels their anger toward me. I refuse to engage anymore”.

TRAMA:
Un patto che nasconde più di un segreto. Un sogno fragile come carta. Una passione che non darà tregua. A diciassette anni, Ella Harper ha già imparato a sbrigarsela da sola. Sempre in fuga, dalle difficoltà economiche e dagli uomini sbagliati di sua madre, si è districata tra mille lavori per riuscire a far quadrare i conti, studiare e costruirsi un futuro migliore. Finché, un giorno, nella sua vita compare un certo Callum Royal. Distinto ma deciso, nel suo costoso abito di sartoria, dice di essere il migliore amico del padre, che lei non ha mai conosciuto, nonché il suo tutore legale. In quanto tale, sarà lui d’ora in poi a sostenere le spese per il suo mantenimento e la sua istruzione, a patto che Ella accetti di vivere con lui e i suoi cinque figli. Ella sa che il sogno che Callum Royal sta cercando di venderle è sottile come carta. Ed è diffidente e furiosa. Ma ancora di più lo sono i fratelli Royal. Easton, Gideon, Sawyer, Sebastian e… Reed. Magnetici e pericolosi, non mancano di farla sentire un’intrusa: lei non appartiene, e non apparterrà mai, alla loro famiglia. E a nulla valgono i tentativi pacificatori di Callum. Ella però non è certo il tipo che si lascia intimorire, e le scintille a casa Royal non tardano ad arrivare. Soprattutto dopo un bacio rubato, che innescherà un’inarrestabile spirale di rabbia, gelosia e desiderio. Per non scottarsi, Ella dovrà imparare presto le regole del gioco… Dopo lo straordinario successo negli Stati Uniti, dove ha conquistato le lettrici e i vertici delle classifiche, diventando bestseller n.1 del New York Times, Paper Princess arriva finalmente in Italia. Già acclamato come il nuovo fenomeno editoriale dell’anno, è in corso di pubblicazione in 20 Paesi e in Germania ha esordito nella Top10 dei libri più venduti.

IL MIO PENSIERO:

Ehm, no. Non è che sia illeggibile, e sicuramente molto dipende dal gusto personale e di certo non mi metto qui a fare la maestrina, ma comunque non capisco il motivo del successo. Voglio dire, da un libro di cui si parla così tanto mi aspetto almeno un pizzichino di originalità e invece niente, nada, zero. Ci saranno pure dei bei messaggi nascosti (?), ma quello che balza ai miei occhi è la serie infinita di pensieri sconci che può partorire la mente di una ragazzina vergine (!) nonché il sottile insegnamento per il quale, se hai qualche problema con gli altri, ti conviene attaccare, organizzare scherzi di pessimo gusto e tirare cazzotti a random. Tutte cose che vorrei insegnare a mia figlia, insomma. Oh ragazzi, non linciatemi, ma non mi è piaciuto. Capisco che possa piacere, capisco tutto e non critico niente e nessuno, ma per me è no.

“Tutto bianco perché si sporchi, come si sporcano le strade, come si sporcano i bambini, e il mio corpo, e tutto quello che è vivo”.

TRAMA:

Quattro donne lavorano a un atlante di geografia in fascicoli. Sono un gruppo eterogeneo, ma hanno tutte, chi più chi meno, intorno ai quarant’anni e stanno vivendo un momento delicato dell’esistenza: Marisa è insoddisfatta del proprio aspetto e spaventata dall’amore; Rosa, grazie a una passione sfortunata, trova la forza di rinunciare a un matrimonio sfibrato; Fran ritrova la confidenza con il proprio compagno e scopre che cosa le manca veramente; Ana si tuffa impavida in un rapporto con un uomo sposato. Mentre il loro lavoro va prendendo forma, la ricerca di dati si fa dunque ricerca interiore, racconto di vita, scomposizione della memoria, atlante di geografia umana appunto, ma di un’umanità circoscritta alle quattro donne e al loro mondo. E alle pagine dei fascicoli si sostituiscono quelle di cronaca intima, narrata in prima persona, in cui le protagoniste ripercorrono anni di lotte politiche, di conquiste femminili, di amicizie fatte e disfatte e, soprattutto, di relazioni personali difficili, di compagni persi e ritrovati. Le loro sono le storie di molte donne, fitte di passioni, desideri, conquiste e coraggio. Spesso il bilancio non è molto lusinghiero, spesso il numero delle sconfitte e delle sofferenze supera quello delle vittorie e delle gioie, ma non è detto che nella vita le cose non possano cambiare. Anzi, capita che prendano una piega inaspettata… Ancora una volta Almudena Grandes sa dare pagine dense di sentimenti ed emozioni: la confusione, lo sconforto, la soddisfazione, la tenerezza, la durezza, la capacità di fare scelte decisive. Il risultato è un sorprendente catalogo al femminile, un Atlante in cui si ritrova un’intera generazione di donne.

IL MIO PENSIERO:

Ho adorato questo romanzo. Certo, all’inizio può apparire confusionario per via del continuo cambiamento del punto di vista, ma una volta che si entra in confidenza con la tecnica narrativa diventa tutto molto più semplice. La Grandes, insieme all’Allende, è secondo me una delle più grandi narratrici dei nostri tempi. Sono donne che sanno raccontare le storie, e le si può facilmente immaginare intorno al fuoco, sedute per terra, che intrattengono la famiglia e gli amici con i loro racconti. Un libro assolutamente da non perdere.

“Ripensi alle sliding doors, a tutte le direzioni che non hai preso. Che credi di non aver preso, perché le vite che non hai vissuto hanno vissuto te. Ti hanno occupato, consumato. Sono state il tuo sogno ricorrente, la tua fantasia, qualche volta il tuo rifugio. Ma anche un pericolo perché, nella peggiore delle ipotesi, potresti farti rodere dall’invidia per quella persona che non sei stato, dall’odio per quell’altra che vive in te, ma soltanto lì”.

TRAMA:

Non ingombrare, non essere ingombranti: è l’unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento. Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, “l’ultimo vestito è senza tasche”), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l’indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel “perdere” una forma di ricchezza, che sollecita l’affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del “senza”. Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio. Senza magniloquenza. Senza arroganza. Senza.

IL MIO PENSIERO:

Questo è un libro che non può assolutamente mancare sugli scaffali privati di ogni viaggiatore che si rispetti. Certo, non sarà un capolavoro e non dirà nulla di nuovo, ma è una lettura molto piacevole che va via in poche ore e che lascia un retrogusto dolce, come una caramella.

“Lui è ancora lì. Sono io che me ne vado. Lo vedo, ora: è vecchio. Le mani segnate, il collo molle mentre dorme, la bocca dura: è uno che dorme a denti stretti. Vecchio, ma non è per questo che me ne vado”.

TRAMA:

Milano. Anna ha trent’anni e da sempre si sente fuori posto. Fuori posto al liceo e all’università che ha frequentato. Fuori posto nella sua famiglia, dove l’hanno sempre fatta sentire ingrata e inadeguata. Fuori posto nella sua relazione con un uomo più vecchio di lei, Valerio, il suo professore di teatro e attore famoso che si fa vivo solo quando vuole lui. Fuori posto a Milano, la città dei vincenti. Fuori posto anche con sé stessa, come se niente potesse cancellare un evento che ha segnato la sua adolescenza. Eppure, nonostante le sue insicurezze e le sue paure, Anna è tenace nell’andare avanti ed è riuscita ad avviare una startup di successo. Teo è il socio di Anna, un trentenne che sembra aver avuto tutto dalla vita e che ha deciso di scommettere sul suo futuro. Dopo la laurea in Bocconi e una carriera rampante, Teo ha abbandonato il pensiero muscolare al quale era stato addestrato nell’azienda in cui ha lavorato. Tra loro nasce qualcosa di impalpabile, che serpeggia nell’elettricità che pervade ogni loro conversazione. Sono divisi da quella che sembra una differenza inconciliabile, eppure devono affrontare insieme le difficoltà quando la loro startup viene travolta da un tracollo finanziario. E la loro personale battaglia si intreccia indissolubilmente alla storia italiana che, dopo aver promesso una crescita culturale, sociale ed economica che non ci sarebbe mai stata, ha dato tantissimo a una generazione, ma ha tolto tutto a un’altra. Il passato e il futuro sono le due forze che spingono Anna e Teo ora verso la rassegnazione, ora verso quella pericolosa parola che è «speranza». La speranza di due anime tradite che nonostante tutto combattono.
Raffaella Silvestri, una delle voci più raffinate del panorama letterario italiano, con profondità di sguardo chiede ai suoi personaggi se sono pronti ad affrontare un futuro a cui nessuno li ha preparati. Lo chiede anche a noi, che viviamo questi tempi incerti, ricordando un passato che ci appare attraente e splendido, timorosi di vivere fino in fondo la libertà di un presente non ancora tracciato. Una storia crepuscolare che riesce a tratteggiare con estrema sensibilità due generazioni dell’Italia contemporanea attraverso una vicenda individuale ma collettiva, fino alla rinascita di un nuovo giorno.

IL MIO PENSIERO:

Di quest’autrice non sapevo nulla, eppure mi ha conquistata subito. La sua scrittura è schietta e arriva subito al dunque senza mai perdersi in elaborati giri di parole. I suoi personaggi sono veri, sinceri, e raccontano splendidamente la condizione dei giovani alla soglia dei trent’anni, i loro dubbi, il crollo delle loro certezze. Ho apprezzato moltissimo anche l’ambientazione, una Milano che è essa stessa un personaggio del romanzo. Brava!

“L’amore è come l’edera, ha bisogno di un muro per crescere”.

TRAMA:

«L’amore per crescere ha bisogno di muri, proprio come l’edera.» Nonna Comasia ha insegnato questo a Francesco, detto Veleno, e lui lo ricorda ogni giorno. Timido e solitario, fino ai quattordici anni è vissuto immaginando vite eroiche e ammirando i coetanei più intraprendenti. Il suo universo quotidiano, nel paese pugliese dove vive, è quello della scuola, con regole e muri che sembrano fatti per essere invalicabili, non certo per nascondere gioie proibite. Fino all’incontro con Donatella Telesca, professoressa di Educazione tecnica. Lei ha il doppio degli anni di Veleno, eppure veste in modo più simile a lui e ai suoi amici Mimmo e Nappi che alle altre insegnanti. Ha la pelle candida, ma nasconde un’ombra che agisce come una calamita sui suoi giovani allievi: somiglia forse a quella che abita ogni adolescenza, presto dimenticata negli anni in cui si cresce e si impara a adeguarsi alle leggi del mondo. La Telesca siede tra i banchi, ascolta i ragazzi, li guarda come nessuno ha mai fatto prima. Nasce un’attrazione irresistibile, destinata a essere scoperta nel clamore dello scandalo. Un’attrazione imperdonabile, interrotta con la massima violenza. Per ristabilire l’ordine ognuno deve essere rimesso nella casella che gli spetta: Nappi, Mimmo e Veleno, ragazzi plagiati da raddrizzare e “reinserire”; Donatella, la plagiatrice da punire. Veleno scopre allora una solitudine più profonda, l’isolamento di chi supera la linea d’ombra dei sentimenti leciti, e contro la famiglia, contro la norma che gli impedisce di amare, costruisce il suo onore, il futuro, la sua legge che non umilia né separa. Veleno saprà aspettare, costruirà tutto intorno al silenzio dell’attesa, e con gli occhi rinnovati dal desiderio si accorgerà di essere circondato da amori che sono tali proprio perché proibiti – l’amore eterno di Comasia per il nonno disperso in guerra, quello impossibile tra Walter, paralizzato dopo un incidente, e la bellissima Azzurra, la carnale devozione dei paesani al culto dell’Addolorata… Scritto per frammenti affilati e abbacinanti come gli spigoli d’ombra che si stagliano nel sole del Sud, rapsodico ed emozionante come la memoria di una stagione perduta, Il libro dell’amore proibito è un romanzo sul desiderio, sugli amori impossibili e la cieca, folle fedeltà a un sentimento che non ha barriere.

IL MIO PENSIERO:

È stato il mio primo Desiati, e forse non avrei dovuto cominciare da qui. Ricordo di aver letto, anni fa, un suo racconto per gli Inediti del Corriere, e la trama era la stessa, per cui presumo che il romanzo sia nato dall’evoluzione di quel racconto. Il libro è godibile, si legge molto in fretta anche grazie alla brevità dei capitoli (caratteristica che però, per gusto personale, non amo molto in generale). Ciò che non mi è piaciuto è la secchezza della narrazione in sé, la velocità con la quale le cose accadono, il che è paradossale se si considera che è un romanzo improntato soprattutto sulle attese tra un avvenimento e l’altro. Leggerò sicuramente altro di Desiati perché sono molti gli spunti interessanti che ho trovato in questo libro, e perché sono convinta che abbia scritto di meglio. Il giudizio su questo romanzo in particolare, però, non è del tutto positivo.

 

“L’ultima cosa che ti ho detto è stata Lasciami in pace, e poi sei… sei scomparsa. Per sempre”. Mi guarda con gli occhi che bruciano di un’emozione indecifrabile. “Ma sei tornata”.

TRAMA:

Cassidy Haines ricorda perfettamente il suo primo bacio. A darglielo era stato il suo grande amore, Ethan Keys, durante la prima estate del liceo. Invece il ricordo del suo ultimo bacio, alla festa per il suo diciassettesimo compleanno, la sera della sua morte è molto confuso. Da quel momento Cassidy è rimasta sospesa tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, con il doloroso sospetto che la sua prematura fine non sia dovuta a un suicidio, come tutti credono, ma a un omicidio… Eppure non riesce a ricordare nulla della settimana precedente alla sua morte e per scoprire la verità sulla notte fatale dovrà analizzare il suo passato, con l’aiuto di Ethan, l’unico in grado di vederla anche da fantasma e ripensare a tutte le scelte, giuste o sbagliate, che l’hanno portata a quell’ultimo, dolce, tristissimo bacio.

IL MIO PENSIERO:

Il mio giudizio su questo libro è purtroppo legato a un certo disappointment nello scoprire che non era davvero di un thriller che si trattava. Mi spiego meglio: gli elementi del thriller ci sono tutti perché c’è un cadavere e c’è un mistero legato alla morte, però manca l’indagine, manca del tutto la polizia e su ogni aspetto del mistero aleggia un velo di sovrannaturale che no, non mi ha convinta del tutto. Insomma, si poteva fare di meglio. Mi sembra un romanzo rosa, più che altro, e non era quello che mi aspettavo da una sinossi del genere.

“La guerra non si cura delle nostre baruffe, del nostro bisogno di libertà e di aria, perciò dobbiamo fare in modo che il nostro soggiorno qui sia il meno fastidioso possibile. Sto facendo una predica e credo che, se rimarrò qui un pezzo, diventerò una spilungona rinsecchita. E vorrei tanto essere ancora una vera ragazzina”.

TRAMA:

Il “Diario” della ragazzina ebrea che a tredici anni racconta gli orrori del Nazismo torna in una nuova edizione integrale, curata da Otto Frank e Mirjam Pressler, e nella versione italiana da Frediano Sessi, con la traduzione di Laura Pignatti e la prefazione dell’edizione del 1964 di Natalia Ginzburg. Frediano Sessi ricostruisce in appendice gli ultimi mesi della vita di Anna e della sorella Margot, sulla base delle testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

IL MIO PENSIERO:

L’unica cosa che mi sento di dire è: leggetelo da adulti. Non importa quante volte l’abbiate letto da bambini, quante volte le maestre vi abbiano commentato interi stralci del diario in classe. Leggetelo da adulti, perché ne vale davvero la pena.

“Purezza stuprata cambia nome e diventa esperienza, e tu resti uguale, solo sei più stanca”.

TRAMA:

Adolescenza e solitudine. Amore e differenza. Problemi talvolta irrisolvibili, ma ci sono momenti in cui è sufficiente confidarsi con chi si ama. Proprio questo cerca di fare Silvia D., giovane protagonista di questo sconvolgente diario, alle prese con la propria omosessualità. Esiste Tiziano: l’amico, la persona fidata, il primo ragazzo con cui Silvia vivrà una quasi storia d’amore. Un rapporto a doppio filo che lega speranza e disperazione, normalità e dramma; ma la forza di questo legame non sarà sufficiente a strappare lei dalla solitudine.

Vera protagonista di queste pagine infatti non è Silvia, ma la sua profondità emotiva, quell’abisso che almeno una volta nella vita, da adolescenti, ci ha fatto sentire confusi, incompresi, non accettati. Attraverso questi brevi frammenti che sono anche il collage di un’intimità in divenire, viviamo in presa diretta e senza filtri la faticosa ricerca di Silvia. La ricerca di un posto dove stare.

IL MIO PENSIERO:

Questo libro era nella mia wish list di quand’ero ragazzina e sono riuscita a scovarlo con grande fatica, considerando che è uscito nel 2009 e che da allora la casa editrice ha chiuso e l’autore stesso è irreperibile. È un libro di qualità che racchiude un grande potenziale, e spero che l’autore non abbia mollato perché sarebbe davvero un gran peccato. Più che un romanzo, è la raccolta in prosa e versi dei pensieri di Silvia D., una ragazza alle prese col suo amore distruttivo per Cristina e con il suo costante cercare un posto nel mondo. Ne risulta il racconto di un’adolescenza disperata, del tentativo fallito di vivere e non solamente di sopravvivere. Spero di risentire il nome di quest’autore, prima o poi.

TRAMA:

Avere diciassette anni non è facile, soprattutto se vivi a Fort Rose, dove non succede nulla, e ti chiami Rainbow Day come me. Lo so, non dire niente: l’idea del nome è stata di mia madre, una fotografa hippy con più sogni che buon senso. La vedo poco, da quando mi ha piantata qui con mio fratello e mio padre. Non che veda molto anche lui, dato che sembra aver messo radici nel suo ufficio. Per fortuna a salvarmi ci sono il cinese che consegna a domicilio, le storie che scrivo e Chloe, la mia migliore amica, alla quale racconto tutto. O… quasi.
Okay, ho un segreto, ma a te posso dirlo. Nell’armadio, accanto alla divisa scolastica, nascondo la mia collezione di abiti Lolita. Vestirmi così mi fa sentire bene, ma lo faccio solo quando sono da sola, nella mia camera o nel parco abbandonato vicino a casa.
Proprio lì, qualche giorno fa, ho incontrato un tipo strano, Tristan, una specie di stalker col piercing al sopracciglio che non la smetteva di farmi domande. Ha preso bene le mie riposte da stronza, comunque. L’ho rivisto, e mi è piaciuto, ma se lo cerco di giorno sembra che non esista. E se me lo fossi inventato? Se fosse solo un sogno, una creazione della mia mente? Grandioso, Rainbow, sei messa così male da aver bisogno di un innamorato immaginario. Patetico. Un momento… ma chi ha parlato d’amore?

IL MIO PENSIERO:

Ho avuto il piacere di lavorare a questo libro che è uno young adult molto diverso dagli altri, scorrevole e divertente oltre che emozionante. Lo consiglio perché Pamela è una scrittrice che vale davvero molto, e non vi deluderà.

TRAMA:

Una semplice coincidenza? Uno scherzo del fato? Anna Monforti ha vent’anni, studia architettura, gioca a pallavolo e passa il tempo libero con la sua migliore amica Emanuela, con cui ha un legame speciale: tra loro si chiamano Nanà e Nunù.

Andrea Preziosi è un uomo sui quaranta, imprenditore di successo, e playboy incallito. Pensa che le donne vadano solo usate e poi gettate, che il sentimento procuri solo guai e non pensa ad altro che a se stesso e al suo piacere. Mentre Anna sta andando agli allenamenti, Andrea rischia di metterla sotto con l’auto. È solo un attimo, ma il risultato è già l’inizio di qualcosa di sconvolgente. Anche se si detestano immediatamente.

E invece, il destino beffardo li farà incontrare una seconda e poi una terza volta. Ma saranno loro stessi gli artefici del proprio futuro, oppure è tutto già scritto? E quel sentimento di odio e disprezzo che provano l’uno per l’altra si trasformerà in fiducia, rispetto e forse anche amore?

IL MIO PENSIERO:

Non è il genere di libro che leggo di solito, eppure è stata una lettura piacevole, perfetta per l’estate. La trama non è originalissima, ma lo stile è fresco e scorrevole. Un romanzo che si legge in poche ore.

TRAMA:

Chi ha amato I Tenenbaum, impazzirà per Acquatici Lunatici. Anderson ripropone lo stesso umorismo demenzial-intellettuale, la stessa moda colorata anni settanta (qui i costumi sono della genovese Milena Canonero), lo stesso folle gruppo (ieri una famiglia, oggi una troupe) alle prese con avventure incredibili. Fra gli attori ricompaiono Bill Murray e Owen Wilson.
La novità è la trama compatta, quasi totalmente ambientata in ambiente “acquatico”: Steve Zissou è un ricercatore-regista di documentari marini (figura ispirata a Jacques Cousteau) che dal giorno in cui il suo migliore amico viene divorato da uno squalo giaguaro, ingaggia una spedizione per dare la caccia all’animale. I compagni di viaggio di Murray sono la moglie (Angelica Huston), il figlio (Wilson), una giornalista incinta (Cate Blanchett), la ciurma (fra cui Willelm Dafoe e Jeff Goldblum) e un bestiario di animaletti fantastici (un cavalluccio marino multicolore, granchi zebrati, meduse luminescenti, ecc.). Chi invece non sopporta quel certo tocco snob del giovane regista americano, lasci perdere! (tratto da mymovies.com)

IL MIO PENSIERO:

Ho un debole per Wes Anderson. Non ci posso fare niente, ha un modo di raccontare la vita – con quei colori, con quelle palette così scelte, con quella musica, con quei silenzi – che davvero mi risulta irresistibile. Se ancora non lo conoscete, rimediate IMMEDIATAMENTE.

TRAMA:

A drama that charts ten years in the relationship of a male-to-female transsexual’s relationship with her lover.

IL MIO PENSIERO:

Ed eccolo qui, l’altro mio grande amore: Xavier Dolan. Per Mommy ho pianto tanto, ma tanto, ed è inevitabilmente successa la stessa cosa con Laurence Anyways. Si tratta di un film toccante, vibrante d’emozione e delicato al tempo stesso. Delicatamente disperato, benché possa sembrare un ossimoro (ma in fondo, non è forse tutta la produzione di Dolan un ossimoro?).

 

TRAMA:

Jane hasn’t lived anywhere for longer than six months since her son was born five years ago. She keeps moving in an attempt to escape her past. Now the idyllic coastal town of Pirriwee has pulled her to its shores and Jane feels as if she finally belongs. She finds friends in the feisty Madeline and the incredibly beautiful Celeste, two women with seemingly perfect lives – and their own secrets.

But at the start of a new term, an incident involving the children of all three women occurs in the playground, causing a rift between them and other parents. Minor at first but escalating fast, until the whispers and rumours become vicious and spiteful, and the truths blur into lies.

It was always going to end in tears, but no one thought it would end in murder.

IL MIO PENSIERO:

Una miniserie davvero ben confezionata, a partire dalla scelta del cast, dalla fotografia e dalla splendida colonna sonora. Guardatela, se ne avete la possibilità, perché ne vale veramente la pena. Vi lascio anche il video della sigla perché merita tantissimo.

TRAMA:

Dalla geniale creatività di Ryan Murph (Popular, Nip/Tuck, Glee) il quinto capitolo ambientato nel macabro scenario di un hotel.

IL MIO PENSIERO:

Fermo restando che sento tremendamente la mancanza di Jessica Lange e che, secondo il mio modesto parere, la serie più riuscita è senz’altro la prima, comunque devo ammettere che questa quinta stagione non mi ha delusa. Lady Gaga, incredibile ma vero, è ben calata nel suo ruolo e se la cava discretamente. In ogni caso, dopo cinque stagioni, resto del mio parere originario: la parte migliore di questo telefilm resta sempre e comunque la sigla, e infatti ve la lascio qui.

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